FESTA DELLO SPORT CSI 2025 – Una riflessione tra sport, vita e fede

FESTA DELLO SPORT CSI 2025

Una riflessione tra sport, vita e fede

Occorre nella vita regalarsi tempi di riflessione, servono per fermarsi, tirare il fiato e trovare energie nuove per riprendere il cammino. Non si tratta però di inventarsi cose, ma riscoprire quella capacità di leggere le piccole cose quotidiane, perché dentro di esse si cela una ricchezza grande e la vera sapienza consiste proprio in questo, imparare i messaggi nascosti nella realtà per farne tesoro e scoprire che ci aiutano a comprendere meglio il messaggio grande del Vangelo.

Nella scrittura non viene detto che Gesù facesse sport, ma numerosi sono i riferimenti, specialmente nelle lettere di San Paolo alla corsa, alla vittoria e all’atleta che si prepara. Questo perché la vita può essere vista come una grande corsa o un grande allenamento. Per questo vi propongo sei punti che riguardano la vita sportiva che possono aiutarci a riflettere su verità più grandi, di vita e appunto di fede.

  1. Gli altri: quando faccio sport non sono mai solo, neppure quando lo sport è individuale. Nel rapporto di squadra mi gioco, mi coordino, imparo a leggere gli altri e me stesso. Nel rapporto con l’avversario poi posso avere una lettura su di me molto profonda, essendo tante le emozioni e le sensazioni provate. Verso l’avversario posso provare invidia, oppure posso stimarlo e in queste sfaccettature emotive posso capire se il mio rapporto con l’altro è positivo o ho bisogno di occhi nuovi, perché mi rendo conto che è anche grazie a quello che chiamiamo “competitor” che posso trovare motivazione e posso trasformare quella che può essere un’avversità in una simpatia usando anche lo strumento grande dell’autoironia. L’amore per il prossimo passa anche attraverso questi tentativi.
  2. Me stesso: che alla fine è l’unico vero riferimento da superare in ambito sportivo. Sono io che devo superarmi in ogni allenamento e in ogni gara e questo dovrebbe valere sempre. Smettiamo di prendere gli altri come scusa o come ossessione e impariamo a guardarci con una sana esigenza. Poi impariamo anche ad accettarci, in quelli che sono alcuni limiti invalicabili e che ci danno il senso di realtà. C’è una preghiera bellissima che dovremmo ripetere spesso: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
    il coraggio di cambiare le cose che posso,
    e la saggezza per conoscere la differenza” (preghiera della serenità, Reinhold Niebuhr).                    Sintetizzando possiamo dire che siamo chiamati a migliorare sempre accarezzando ciò che siamo.
  1. La meta: l’obbiettivo che ci si prefigge, che nello sport è abbastanza vicino: la vittoria, quella determinata posizione, lo stare sotto un certo tempo… che aiuta a motivarsi, ad “assettarsi”, ma che dona anche una prospettiva, che nella vita è importantissimo e soprattutto in termine di “vocazione”. “Cosa vuoi fare da grande?” a voi ragazzi lo chiedono in continuazione, facendo venire anche una certa ansia, ma andrebbe sostituita la domanda in “Chi vuoi essere”, perché un contro è una professione, una ambizione personale, un conto è la persona che vuoi costruire, con i valori, un modo d’essere verso se stessi e verso gli altri, una spiritualità che vuoi coltivare. Abbiate orizzonti ampi, mete impegnative, non accontentatevi! Nella vita poi scoprirete come le mete cambiano, si trasformano e ti sorprendono.
  2. La sconfitta: cifra di realtà ineludibile, non si può vincere per sempre, bisogna saper perdere e saper gestire la sconfitta. La sconfitta è la cifra di umiltà, incoraggiamento per fare meglio ma anche filosofia di vita nel momento in cui “perdere” si trasforma in “donare”. Ho perso tempo aiutando quella persona, ho perso in una discussione perché ho preferito non alzare la voce, ho perso quell’occasione lavorativa perché ho dato precedenza alla famiglia o ad una situazione di salute particolare…    È Gesù nel Vangelo che parla di perdere la vita per trovarla: “Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.” Mt. 16, 25
  1. La guida: nello sport non ci si improvvisa, è necessario un buon allenatore, un coach che segue passo passo, insegna, corregge, rimprovera a volte. L’esigenza è fastidiosa, ma è la misura di un tenerci e sarà il riconoscimento più grande che i ragazzi faranno: “Era severo, ma ci voleva bene, pretendeva ma sapeva fare il suo mestiere”. Si può dire che Gesù si è comportato come allenatore con i suoi dodici discepoli, accompagnandoli, mostrando una misura alta, ma vivendola lui per primo e fino in fondo. Anche Pietro ha vissuto quel passaggio di tanti, quel voler andarsene: “Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” Gv 6, 67-68           Ogni allenatore poi dovrà ricordarsi che può essere più avanti nel cammino ma non è ancora arrivato.
  1. La vittoria: che non può essere messa da parte, va bene che l’importante è partecipare ma vincere è ciò che stimola e spinge, una vittoria che apparterrà ai più forti, ma abita nel cuore di ogni sportivo. In ogni vittoria c’è l’emozione del momento ma tutto il percorso che c’è stato dietro, le persone e la gratitudine. In quel momento non importa più aver primeggiato ma c’è tutto uno spaccato di vita che si ripresenta, come ad averlo vissuto due volte. Nella vita quella vittoria c’è per tutti ogni volta che realizzi il tuo compito nel mondo, lasci una eredità di vita ad altri, quella vittoria che Cristo ci ha assicurato con la sua Risurrezione, che non c’è gesto d’amore, di perdono e di sacrificio che andrà persa o inutile.

Allora grazie al CSI che ci aiuta a fare sport, a farlo in maniera autentica, con valore e ci permette di viverlo cristianamente, cogliendo la sapienza nascosta nelle piccole cose quotidiane e che sa di Vangelo. Buono sport a tutti!

 

Don Nicola Schivalocchi